L’ignoranza per sua definizione viene considerata assenza di conoscenza, tuttavia vorrei proporvi un punto di vista diverso. Ritengo che c’è anche un’altra ignoranza da cui dobbiamo guardarci, oltre a quella che deriva dal non avere cultura, ed è quella relativa all’uso che viene fatto del sapere.

Quando ciò che apprendiamo – dati, nozioni, e tutti i tipi di informazione e conoscenze – non viene elaborato per la nostra crescita e per l’aiuto verso il nostro prossimo, ecco che viaggiamo nell’ignoranza e non siamo in grado di far fruttare positivamente tutti i semi che sono entrati dentro di noi. È come aver dentro un terreno arido privo di quella ricchezza che trasforma i semi in fiori che sbocceranno.

Un esempio che può sembrare banale riguarda il nostro comportamento nei confronti dell’ambiente in cui viviamo. Quanta ignoranza abbiamo e manteniamo nella nostra vita quando non rispettiamo il nostro ambiente? Non certo perché non lo sappiamo, ma solo perché non lo portiamo nel cuore e lo facciamo crescere. Non è dentro di noi.

Bene o male dovremmo renderci conto che prima o poi tutti noi lasceremo la Terra e lo faremo nei modi in cui il nostro comportamento ci avrà guidato: devastatori che daranno in eredità alla prossima generazione problemi ambientali o persone che hanno amato il proprio ambiente in modo che chi verrà dopo di noi troverà un mondo più facile da gestire.

La barbarie è dentro di noi tutte le volte che non teniamo presente ciò che sappiamo. Se ci è abbastanza facile portare conoscenza là dove non ce ne è, è veramente impossibile estirpare questa ignoranza, dove la conoscenza “ignorata” risponde sempre a quell’impulso di cui molti di noi sono vittime, quella vocina che ogni tanto sentiamo e seguiamo, che ci dice “ma che me ne importa!” E, quando siamo lì, nuotiamo in un mare vischioso da cui è difficile uscire, perché è il mare dell’ignoranza.

Anche se la valutiamo da un punto di vista spirituale, l’ignoranza non è un’assenza di cognizioni che si possono apprendere, poiché l’Anima sa tutto e ha tutte le risposte. Da un punto di vista spirituale dobbiamo vedere l’ignoranza come la mancanza di connessione con l’Anima o, se vogliamo chiamarla in altro modo, il nostro profondo.

Non è quindi solo l’assunzione di cognizioni mentali che può portare l’Uomo a non essere ignorante: qualsiasi cosa si apprenda, se non diventa connessa con l’Anima, non porterà nessun frutto. È come un puzzle dove i pezzi rivelano il disegno solo se messi nel posto giusto.

Fuggire dall’ignoranza vuol dire ascoltare la voce del Sé che ci parla e ci conduce, e fa sì che ciò che apprendiamo sia finalizzato a compiere il nostro compito terreno. Solo allora l’ignoranza sarà dissolta nel nostro cuore.

7Il buio è l’assenza di Luce, è l’ombra del nostro muro interiore che ci impedisce di connetterci. Portare Luce dentro dissolve gli ostacoli che hanno fino a quel momento impedito l’ascolto interiore. L’ignoranza è il potere del buio su di noi: se lo ascoltiamo, l’ego ha il sopravvento sull’Anima e le nostre scelte diventano conseguenti all’ignoranza, che ci guida e ci impedisce di metterci sul nostro sentiero evolutivo o ci indirizza lontano dalla nostra meta.

Quando ci mettiamo in cammino lungo la nostra strada, cominciano ad arrivare nuove conoscenze, nuovi saperi, incontriamo persone che aprono la nostra mente. A volte però cerchiamo di razionalizzare ciò che ci sembra di non comprendere, in un processo logico mentale. Ma in questo ambito è impossibile. Non c’è nulla di logico; come vi dicevo prima, la rivelazione del puzzle avviene sempre a livello dell’anima. Più ci accaniamo a capire usando la mente e più allarghiamo la nostra ignoranza.

La percezione della conoscenza è una sensazione profonda dove non ci sono dati e contorni, ma solo un’armonia che ci invade, dentro di noi tutto si illumina, e non per “vedere” qualcosa, ma per percepire che ogni cosa è al suo posto, tutto è come dovrebbe essere e noi stiamo camminando nella giusta direzione: ogni passo è sicuro, ci sentiamo in sintonia con ciò che ci circonda… e non perché abbiamo capito, ma perché abbiamo lasciato la totale guida della nostra vita alla nostra Anima.

Come fare

Sintonizzarsi con il proprio profondo è un obiettivo comune a tutti quelli che vogliono iniziare un percorso evolutivo. Meditare è la pratica più semplice e più diffusa e la consiglio. Ho pubblicato due raccolte di meditazioni (in fondo all’articolo trovate le copertine di questi Libri+CD) e sono indispensabili per chi non ha tempo di unirsi a gruppi di meditazione, infatti chi li utilizza potrà riuscirci autonomamente.

Un altro modo per dissolvere l’ignoranza è anche quello di avere coscienza di sé: quanto viviamo la nostra vita con la percezione del nostro Sé profondo? Molto poco, visto che la nostra vita il più delle volte è un insieme di atti meccanici.

Una tecnica per imparare a essere presenti a noi stessi è quella della porta. Simbolicamente la porta rappresenta un passaggio da un luogo all’altro, da uno stato all’altro. Allora, tutte le volte che attraverserete una porta – e più porte avete in casa vostra meglio è – ecco, tutte le volte che le attraversate, entrate nella consapevolezza del vostro Sé, percepitevi come essenza, siate presenti a voi stessi. La connessione con l’anima avviene quando si diventa consapevoli.

Come al solito anche la floriterapia può aiutarci a fuggire dall’ignoranza. Un fiore di Bach molto utile per connetterci con la nostra Anima, dove troviamo tutte le risposte, è Cerato, detto anche il fiore dell’Illuminazione. Scioglie i dubbi della mente e porta la consapevolezza della resa interiore. Questo fiore è importante perché aiuta a sottoporsi alla guida del proprio Sé e, conseguentemente, si riesce a vivere in una dimensione più profonda. Utilizzatelo sempre puro, una goccia direttamente sulla lingua, 1 volta al giorno, oppure mettetene una goccia in un bicchiere d’acqua e sorseggiatelo.

Jose Maffina

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