La principale e continua pratica del guerriero è l’osservazione delle sue forme pensiero, dei costrutti della mente, degli attaccamenti e delle emozioni automatiche.

Il processo che noi chiamiamo personalità o carattere è in massima parte strutturato su condizionamenti appresi fin dai primi mesi di vita. Persino le nostre idee in merito alle situazioni della vita, che crediamo nostre, sono viziate dal clima emotivo e ideologico familiare. In questo condizionamento rientra anche il campo della cosiddetta spiritualità.

Appare evidente che la nostra libertà di scelta è molto fumosa, anche se continuamente ci vantiamo di essere autonomi e di pensare con la nostra testa! Ma è davvero la nostra testa? Essere così coraggiosi da mettere in dubbio tutto, anche le nostre certezze più assolute, è qualità da guerriero.

Di fatto la nostra testa è riempita da molti contenuti che non ci appartengono, e in più è sotto l’influsso delle emozioni imprigionate nel nostro sistema psicosomatico, degli impulsi primari, degli istinti del cervello rettile, impulsi e istinti che a loro volta sono stati plasmati e imbrigliati da sistemi di valori familiari, inseriti nei diversi ceti sociali e nell’appartenenza all’area regionale, nazionale e religiosa.

Il quadro che ho tracciato mette in evidenza quanta poca libertà abbiamo di fatto.

La libertà inizia a essere una conquista reale, pur se graduale, solo se si inizia l’opera di smantellamento di questa costruzione così complessa che è il nostro ego. Questa opera al nero alchemica richiede una sincerità assoluta, un’autentica umiltà, lo sviluppo di un osservatore imparziale.

È un processo molto doloroso, fatto di continue morti e rinascite.

In varie tappe crollano pezzi del nostro mondo, così ben costruito, spesso reso rassicurante dalle abili menzogne congegnate ad arte per non vedere le continue contraddizioni, privazioni e schiavitù che ci imprigionano.

Si arriva a un punto in cui crollano anche gli ultimi baluardi e ci si trova completamente nudi ed esposti. Tutto quello che prima aveva un senso per noi lo perde e si resta smarriti, senza più i desideri e le spinte che ci permettevano di compiere le azioni piccole e grandi della vita.

Gradualmente questa notte dell’anima diminuisce e appaiono i primi bagliori di una nuova coscienza, fino a sparire del tutto. Di fatto questo momento è desiderabile per ogni guerriero, perché dopo questo crollo cambia il suo sguardo.

Il guerriero si vede e vede. È una vera seconda nascita.

Roberto Maria Sassone..

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